IMPOP-TUAMADRE-CANIS>Torretta Valadier – Ponte Milvio

febbraio 20th, 2012 by Circolo Futurista Artisti per CasaPound - Azioni Eventi
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Viaggi e visioni alle porte di Roma.

L’immaginario colletivo scomposto e riallacciato per Im-Popolari vertigini sui cieli di Manhattan incontra il microcosmo di volti ed intimità febbrili di Canis e gli animali intrappolati in carni miste e nero sulle tele grezze di Tuamadre. Tre sguardi singolari sul mondo e sulla volontà creatrice, lontani eppure similmente insofferenti al già visto, si incontrano e scontrano dal 18 al 22 di Febbraio Sulla Torre Simbolo di Ponte Milvio, nella cella degli accessi segreti al cielo, aperta eccezionalmente all’Arte e a squarci indimenticabili su Roma.

Torretta Valadier - Ponte Milvio – Roma

Aperto tutti i giorni dalle 18.00 alle 20.00
Whiskyssage in chiusura Mercoledì 22 a partire dalle 18.00 e finoalle 22.30

Ingresso libero

 

IMPOP-PVRG VOMPO-TUAMADRE-CANIS: legami d’arte e dialoghi

febbraio 2nd, 2012 by Circolo Futurista Artisti per CasaPound - Azioni Eventi
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Scuderie-Estensi
Qualcuno ha lasciato il minipony dei nostri tardi anni ‘80 a mollo nel vasetto della china e un’assurda cavalleria di passaggio deve averlo centrato appena sotto l’orecchio, tanto basta a farlo sanguinare.
Mi chiedo quanto possa rimpiangere la casa di campagna di Barbie e i tempi in cui avrebbe flesso la zampa turchese solo per vezzo ora che compare in piena guerra esistenziale, bandito dal mondo dei pastelli e pronto ai meta-transfert più temerari.
Non si sentirà troppo solo nella vetrina dei balocchi per adulti cheTuamadre condivide col più insolito dei bimbi sperduti che firma l’unica opera in mostra col titolo della stessa fanzine che la compone e diventa per noi Pvrg Vompo. Così, tra il nostro minipony con la testa infilata in un coniglio offerto in sacrificio e i due topini cheTuamadre racconta con un certo affetto e stende enormi sulla tela coi corpi allacciati come se la stretta convivenza li avesse fusi insieme (o finissero per divorarsi l’un l’altro per la stessa ragione…), penzola dall’alto della parete un telo grezzo, spennellato in lungo e in largo senza cura, dove più d’un centinaio di mattonelline di carta raccontano le gesta (?) del poco noto simil-black metal che ha nomePvrg Vompo.

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Codice miniato in bianco e nero, cattura l’occhio come il furbo disco del sole messicano, che vorrebbe racchiudere in breve tutti I vicoli della propria città e costringe gli occhi a infilarsi tra gli angoli a spiare quanto l’insieme non possa suggerire. Passi in avanti, dunque. Ed ecco che l’opera ci affolla le tempie di esserini minuscoli e pause e tratti neri che di lontano parrebbero figli di buone maniere. Parole e volti d’infanzia violata attraversano la carta e le spille da sarta, un brano alla volta, dall’inglese moderato al sumero scimmiottato a dovere e desunto con cupa leggerezza dal Necronomicon di un Lovecraft riletto senza troppo rispetto, mentre il sigillo di questa moltitudine segreta e gridata s’affolla al centro del nostro possibile sguardo. E’ tutto lì, dove non potremmo non finire che per forza a leggere quanto la vita sia sbagliata dal principio, fin dentro l’utero materno, dove l’uno di due feti allacciati divora l’altro prendendone spazio.

“Ma non significano un cazzo” mi dice lui, bimbo tra chi si perse, e mentre mi parla e non risponde sono sempre più convinta che del resto, per quanto ne so, nell’arte si mente.

Appena oltre ci aspettano le bacheche nere di Canis, un microcosmo di intimità e volti febbrili sepolti dal vetro delle teche. Parrebbero sequenze di pellicola o istantanee rimodulate in digitale, eppure niente che spetti ai nostri sguardi è mai passato per un obiettivo. Quegli occhi fondi, troppo grandi per fronte e zigomi piegati al nero che ne vuole ancora, non hanno avuto più d’un foglio e poco altro che una matita per risalire le correnti e farsi largo. Urla ipnotiche. Sembra possano evocare chissà che vortici, mentre raccontano I dettagli d’un dolore sincero, fotogramma dopo l’altro, e l’attore sembra non sostituire mai se stesso, mentre il suo viso si perde nella frazione ininterrotta dei vetri d’uno stesso specchio.

“Ne avrò lasciati alcuni – a gridare sul serio, dico io – in qualche casa abbandonata” e se ce lo confessa lui, non dovremmo dubitare sia così. Il guaio, però, è aver dimenticato dove per venirseli a riprendere al bisogno. Oppure no. Del resto l’assoluta libertà che accorda ai suoi piccoli ominidi deformi è quanto di più sereno potremmo aspettarci da un artista. “Restino pure là”: la contaminazione del tempo, la pioggia o il sole siano per loro l’ultimo dei ritocchi possibili di cui altrimenti non potrebbero godere.

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L’arte Impop chiude il cerchio di questi dialoghi possibili e presenta manipolazioni grafiche che rileggono il mondo dell’essere in chiave contro-manierista, montando e rimontando frasi note per immagini a proprio im-popolare piacimento.

E per quanto un solo “baffokomintern” apra le porte del salotto bene di chi conta e “I ragazzi del muretto” banchettino ancora sui nostri pochi resti, è pur sempre un buon momento perchè sui cieli di Manhattan si torni a volare con gusti un po’ retrò, senza dover rischiare di ricorrere ai Ghosbusters per infrangere di rosso I pallori di una qualche Wall Street.

ila_byakuren

Malabarba Erotic Atelier> recensione e foto

ottobre 1st, 2010 by Circolo Futurista Artisti per CasaPound - Azioni Eventi
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ARTICOLO SU INAUGURAZIONE ATELIER MALABARBA

COMUNICATO:

Sabato 25 Settembre 2010 alle ore 22.00, il Circolo Futurista Casal Bertone e Artisti per CasaPound inaugurano, dopo tre mesi dall’insediamento, il nuovo studio delle arti espressive “Atelier Malabarba” in via degli Orti di Malabarba 21 a Roma con una serata a tema in onore di Valentine de Saint-Point ed espressa attraverso video d’Arte di Vitaldo Conte/Vitaldix.

ARTICOLO:

Nero di notte. Rose rosse e vino: apre così la sua gola a un folto gruppo d’iniziati l’Atelier Malabarba, creatura ancora in vesti provvisorie, foglio sgombro e senza laccature che s’appresti a riempirsi di fatti d’arte. 25 di Settembre, sabato sera ancora mite. Una piccola folla di curiosi sul marciapiede degli Orti di Malabarba. Qualche volto più o meno noto, alcuni giovanissimi, altri ancora tirati in ballo, quasi per caso, ma contenti, dal contenuto atipico d’un comunicato inviato per mail. Non è una festa tra le tante: sta per svelarsi, dopo tre mesi d’attesa, quel nuovo soggetto per contaminazioni d’arte attiva che promette di portare tele in opera e pennelli direttamente nel quartiere, sulla strada, ad uso e consumo del voyer occasionale o della vecchina con spesa al seguito a passeggio col cane. Sono quasi le 22 e tutti aspettano che il sipario si alzi sulla nuova realtà del Circolo che mette in moto circuiti indipendenti e ricchi di bellezza in divenire. Dentro s’intravede qualcosa, oltre il vetro. Si passa il varco a membrane di luce fioca, candele accese, orologi spenti a terra a far da bugie alla cera. Ombre cinesi di visitatori in veste nera e rosa rossa in mano s’affollano all’ingresso in sosta per poi spingersi oltre, fin dove non sanno ancora di trovare il bianco d’uno spazio vergine, un vuoto fresco di immagini videoproiettate e mute, un testo fertile. La prima serata di quest’ open-space del libero esprimersi, che vuole anticipare la prossima inaugurazione ufficiale, presenta la lussuria nelle seducenti carni di Valentine de Saint-Point, donna-simbolo del futurismo storico ed interprete coraggiosa del movimento che meno la storia riconobbe come vicino al mondo al femminile e che tanto, invece, proprio di femminile aveva da dire e disse. Corpi nudi come lavagne per lunghe citazioni in rosso, pizzi e maschere di luce ad opera dell’artista Vitaldix e…. silenzio. Spaesati dapprima, i presenti si guardano ora attorno, valutano la crudezza dello spazio e cercano, cercano dapertutto l’Arte in mostra, oltre le belle forme del bronzo d’oro della Tasselli, che non toccano però le pareti e restano in posa d’accoglienza a quanto resta comunque vuoto, tutt’intorno. Cercano un pieno organizzato e statico che non c’è. Per fortuna. Sarà questo, infatti, il meno conformato degli studi d’arte. Non un Atelier da Via Margutta, nè lo studio autoreferenziale d’un privato seppur eccellente. Sarà un circuito vivo per artisti che vogliano condividere un tratto di strada insieme e regalare ad un angolo di Casal Bertone l’arte in degustazione libera nell’atto stesso del proprio divenire. Concepito per servire tre studio-postazioni, accoglierà a rotazione artisti sempre diversi, ad iniziare da Corrado Delfini e Luca Loseto, vicini e cari al progetto dal momento stesso della sua ideazione, e potrà con facilità convertirsi in strumento vivacissimo per le ibridazioni più fantasiose. La serata continua con la presentazione del filmato curato da Vitaldix, Vitaldo Conte, “A Valentine” che celebra la maschera, la donna e la simbologia ricchissima della rosa rossa. Brani tratti dal manifesto futurista della Lussuria della stessa de Saint-Point accompagnano il brindisi finale di calici rossi e festanti che salutano la nascita di questo nuovo libero strumento di svolta.

ila_Byakuren

Artisti per Casapound> ROMA 04/01/2010: Nasce il Barbonismo

aprile 1st, 2010 by Circolo Futurista Artisti per CasaPound - Azioni Eventi
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4 Gennaio 2010
Questa notte nasce il “Barbonismo”!

L’Associazione “Artisti per CasaPound” e il “Gruppo Casal de’ Pazzi” hanno posto 80 manichini/barboni in alcune delle più significative piazze e vie di Roma (Barberini, Margutta, Vittorio Veneto, Ripetta, Babuino, Corso, Campo de’ Fiori, Trevi), accademie d’arte, teatri, musei, palazzi dell’esposizioni, per dar vita ad un nuovo fenomeno artistico. I luoghi scelti sono in relazione alla loro “importanza” artistica e sociale, in modo tale che possa essere chiaraino, a tutti la nostra denuncia di come nell’odierna situazione italiana, ci si riduca se si vuol vivere di sola arte o di solo lavoro.
Proponiamo come rimedio l’ARTECRAZIA!

di seguito le ragioni del Barbonismo che ne fanno un vero e proprio manifesto poste accanto ai manichini/barboni:

Con questo gesto diamo ufficialità alla corrente più diffusa tra gli Artisti italiani moderni: il Barbonismo.

Come Barbonisti abbiamo deciso di agire in questo modo perché, se avessimo usato i canali ordinari, si sarebbe continuato ad ignorare questa realtà che, invece, vuole avere voce.
Facciamo presente che questo NON E’ (o non vuole essere) un atto vandalico , è solo la dimostrazione della fine che faranno le menti e le idee di persone speciali se istituzioni e cittadini votanti continueranno a tenere le attenzioni su problematiche stupide e senza via d’uscita.

Sappiamo, inoltre, che qualcuno tenterà di strumentalizzare politicamente questo gesto. Teniamo quindi a sottolineare che questa azione non ha colore politico né ideologia, è esclusivamente un modo per dire quello che non avremmo modo di dire altrimenti. La collaborazione col progetto “Artisti per Casa Pound”, unica realtà che ha aiutato e sostenuto dall’inizio questo progetto senza invadere in alcun modo lo spazio creativo del gruppo, deriva da motivazioni che vanno di molto oltre le terrene abitudini di politicizzare ogni espressione artistica.

Il Barbonista, in questo modo, potrebbe:

Rivendicare il rispetto che gli Artisti hanno sempre avuto, come accade ancora nei paesi civili;

Rivendicare spazi espositivi degni e gratuiti per far conoscere a più persone le opere costate all’Artista Ingegno e Fatica;

Criticare lo sperpero del denaro pubblico per il finanziamento di film prodotti da grandi case a fronte del nulla ricevuto da Associazioni Culturali ed entità che lavorano direttamente sul territorio (milioni di euro usati per produrre film che al botteghino triplicano l’investimento e non rendono nulla alle casse dello stato; film finanziati e mai distribuiti o addirittura mai terminati);

Scandalizzarsi per il dazio che la SIAE esige dall’Artista solo per dare a questo la parvenza di tutela dei propri diritti;

Rivendicare dalle istituzioni la possibilità di vivere della propria Arte, tramite sussidi, supporti o coinvolgimento in progetti istituzionali. L’Arte e la Cultura sono la base di una civiltà progredita;

Criticare lo sperpero del denaro pubblico per la costruzione dell’ennesimo stabile stracostoso e inutile (il MAXI) dopo aver avuto la prova dell’inutilità di quello precedente (il MACRO). Un Artista romano come potrà mai avere la possibilità di esporre al MAXI se finisce per terra a chiedere l’elemosina?

Chiedere alla “gente normale” perché mostre, proiezioni, spettacoli teatrali e concerti di artisti mai visti in TV, ma dalle indubbie capacità tecnico-creative, vadano deserti mentre un concerto di piazza dove non sapete nemmeno chi vi irradierà le sue idee sia seguito da centinaia di migliaia di persone anche in condizioni estreme. Nessuno ha bisogno di far parte di una massa per sentire accettate le proprie idee: in una massa si è solo un numero senza valore;

Farsi beffe di tutti quegli “artisti” che accelerano il processo di inbarbonimento degli Artisti accettando compromessi, pagando per farsi produrre, editare, mostrare. E’ a causa loro se chi ci sta riducendo barboni lo continuerà a fare. (Non si è artisti solo se si è trasandati, se si indossa una sciarpa o se ci si veste in modo eccentrico.)

Infine, potrebbe rivendicare una maggiore dignità per l’essere umano , “parassitato” da multinazionali, politica, religione, mercato immobiliare, da un sistema economico generale che un po’ alla volta lo sta riducendo sia materialmente che spiritualmente così, unBarbone.

Il barbonista, con questo pretesto, potrebbe fare tutto ciò. Ma non lo farà.
Perché, semplicemente, è inutile.

Questo, in tutti i sensi, è l’Anno Zero.

P.S. Il movimento barbonista è un’idea di un gruppo artistico romano, con sede in periferia, che per ora preferisce restare anonimo.

Se vuoi contattare il Barbone o dargli un supporto morale: 3204628722 – barbonista@gmail.com

Se vuoi contattare il responsabile di “Artisti per Casa Pound”: Mauro Antonini – 3406171268

Barbonismo
 

Colorazione> 20 anni dalla caduta del muro di Berlino

novembre 20th, 2009 by Circolo Futurista Artisti per CasaPound - Azioni Eventi
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Il 13 novembre 2009, si è svolta a Rieti, presso i locali della Sala macchine Teseo Tesei la performance artistica proposta da Sergio Angeli, Valerio Savaiano, Luca Loseto, ispirata dalla ricorrenza dei 20 anni dalla caduta del muro di Berlino, 09 novembre 1989 – 09 novembre 2009.

20 anni dalla caduta del muro di Berlino

20 anni dalla caduta del muro di Berlino20 anni dalla caduta del muro di Berlino20 anni dalla caduta del muro di Berlino - particolare
 

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