Estremocentroalto

dicembre 19th, 2010 by Circolo Futurista Estremocentroalto
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L’ottocento è morto.
Il novecento è morto.
Noi invece ci sentiamo benissimo.
Duemilaenove: della destra e della sinistra non si hanno più notizie precise, e quello che sappiamo non ci piace.
Nessuno dei problemi fondamentali dell’epoca presente è “di destra” o “di sinistra”.
E nessuna delle soluzioni possibili lo è.
E’ un nodo di Gordio inestricabile e chi tira le funi da una parte o dall’altra non fa che aumentare l’ingarbugliamento.
Vince il parlarsi addosso, si diventa incapaci di produrre senso tramite il linguaggio. Occorre allora l’emergere di una prospettiva nuova, di una rottura epistemologica, di un cambio di paradigma; cortocircuitare il linguaggio dominante in un caos fecondo dal quale sorga qualcosa di mai visto e mai sentito.
Quelli che tirano a destra e quelli che tirano a sinistra non scioglieranno mai il nodo ma si daranno anzi man forte per stringerlo ancor più.
Occorre un gesto estremo che spezzi la corda. Al centro. Dall’alto.
Occorre essere spada.
Oggi, le menti, i cuori, i corpi di chi vuole aggredire la modernità e vivere il presente da protagonista ripudiano, disprezzano e deridono i gusci vuoti della politica politicata.
Non è una trovata buffonesca, una fisima intellettualoide, un provocazione virtuale.
E’ un percorso vissuto, è un’esigenza della carne.
E’ un vitale bisogno di aria.
Più accettiamo le definizione imposte da altri, meno percepiamo la sensazione di essere realmente politica.
Alla destra non perdoniamo di aver parlato d’ordine e di averlo confuso con compiti da nettezza urbana e bassa sbirraglia.
Alla sinistra non perdoniamo di aver sollevato le masse contro il potere solo per meglio insediarsi in quest’ultimo.
Al centro non perdoniamo niente, e basta.
Ciò che un tempo era semiparalisi mentale, oggi è coma profondo.

Sia allora spietata la nostra compassione.
Basta con destra e sinistra, sorga l’Estremocentroalto.

Estremo
Ciò che è radicale, ciò che va alla radice ed è a sua volta radicato.
Una visione della vita senza attenuazioni, senza finzioni, senza alibi.
L’azione come fonte del sublime, il grido a piena voce come modalità d’espressione prediletta.
Distendere i concetti fino allo spasimo per evitare che si attorciglino su se stessi.
L’esatto opposto dell’estremismo, fossilizzazione puramente verbale di un ribellismo adolescenziale tanto chiassoso quanto sterile.
Si è estremi nel senso qui indicato quando si sanno far convivere la grandiosità dei fini, la risolutezza nei mezzi, lo stile delle espressioni e la forza tranquilla come tenuta etica generale.

Centro
L’attestarsi su di una posizione regale e sovrana al di là degli opposti sbandamenti, l’importanza di una centralità politica, sociale, culturale, esistenziale.
Un centro che non è palude; il segmento politico degli opportunisti, degli ignavi, dei vili, degli indecisi, il luogo dove si affonda, dove non ci può essere fondazione, habitat naturale per il cosiddetto “centrismo” politico.
Essere al centro significa essere lì dove realmente accadono le cose, là dove passa lo spirito del mondo a cavallo, lontano dalle periferie e dai ghetti.
Chi non ha autocentratura cerca rifugio nel decentramento rispetto alla società per paura di “contaminazioni” con l’altro da sé. Si mette in un angolo e recita la propria perdente apologia, rassicurato della sua purezza.
Chi invece è centrato in se stesso può rivendicare una centralità nel mondo e nella contemporaneità, parlando con tutti e parlando di tutto, sperimentando ogni linguaggio e mantenendo fermo il cardine anche se la porta sbatte.

Alto
Il senso della verticalità, di un approccio al mondo che passa per la politica delle tre “e”:
etica, epica, estetica.

Al trionfo della chiacchiera, della curiosità, e dell’equivoco, bisogna contrapporre con l’esempio l’abitudine del coraggio, la bellezza della schiena diritta, l’esistenza come ascesa.
Riscoprire un senso della nobiltà e della dignità in ogni aspetto del quotidiano, disprezzare il “così fan tutti”, ritrovare una dimensione alta della politica.
Dall’alto, si osserva il basso mantenendo la distanza e vedendo le cose in prospettiva, studiando il terreno per l’attacco.

L’Estremocentroalto non si sente figlio o orfano di qualcuno.
Non apriamo corsie preferenziali per chicchessia e non vogliamo consumare alcuna vendetta. Non viviamo di luce riflessa.
La saldezza in noi stessi ci permette di rapportarci senza pregiudizio all’altro – qualunque altro.
E, soprattutto, vogliamo con forza l’unità dell’unica area che conta: il popolo italiano.
L’Estremocentroalto fugge le autorassicurazioni identitarie, equivalente politico della triviale esibizione di virilità tipica degli eunuchi.
La nostra identità politica è sparata in avanti come un proiettile.

L’Estremocentroalto ha molti nemici con un solo nome: Reazione.
La Reazione è una dimensione dello spirito che ha una sua genealogia interiore.
I meccanismi interni che determinano i comportamenti votati all’utilità e all’autoconservazione sono reattivi.
Quelli votati alla conquista sono invece attivi.
Attivo: affermare se stessi con innocenza, al di là del bene e del male.
Reattivo: non riuscire ad agire con innocenza, sperimentare il macigno della colpevolezza che blocca la libertà d’azione.
Re-azione è l’eco dell’azione che torna costantemente indietro, è il rancore che, non trovando una valvola di sfogo, si sedimenta, fermenta e crea infezione. E’ il sentimento che non riesce a dispiegarsi e diventa ri-sentimento.
La Reazione è gelosia invidiosa.
L’Estremocentroalto è amore disperato.
In definitiva: combattere senza compassione alcuna il clericalismo, il moralismo, il passatismo, l’avarizia, la viltà, l’egoismo, le piagnucolerie, i complessi, le paranoie, i settarismi, gli “appelli alla vigilanza”, lo scandalismo a buon mercato, la nostalgia del bel tempo antico, gli interessi di parte che prevalgono sul tutto, i cattivi maestri e i discepoli sguaiati.

L’Estremocentroalto non ha una “ideologia”.
Chi si avventura in una foresta sconosciuta aprendo un varco tra la fitta vegetazione e tracciando una via non ha alcuna mappa con sé. Ha solo una bussola con dei punti cardinali, il resto è tutto da costruire.
I nostri punti cardinali, le nostre uniche certezze::
l’esuberanza è la suprema delle virtù
la banalità è il peggiore dei crimini
tutto sempre deve essere perdonato ai giovani
donare è sempre conquistare
chi dice “ieri” e “anti” ha sempre torto
Il resto è conseguenza.

L’Estremocentroalto schifa le ideologie e non possiede la verità.
E’ però portatore di uno stile. Lo stile è superiore alla verità, poiché reca in sé la prova dell’esistenza.
Nella contrapposizione fra “estetizzazione della politica” e “politicizzazione dell’arte”, noi ci schieriamo per l’Artecrazia, risposta sovversiva e creatrice, vitalista e vivace al dominio dell’inaudita bruttezza.
I tradizionali mezzi e linguaggi della politica vanno sovvertiti, rovesciati.
Serve un nuova politica a colpi di colore.
Artecrazia, non significa voler portare la politica nell’arte.
Significa fondere le due cose; concepire la politica sub specie artis.
Significa fare della propria comunità di riferimento un’opera d’arte da costruire.
Fondare città, avere un’idea estetica del proprio futuro e del proprio popolo.
Significa ancora, essere capaci di parlare un linguaggio che sia di per sé mobilitante, che scuota le coscienze e gli animi, che porti al risveglio di energie ancestrali.
Si coltivino simboli, si ragioni da artista.
Ci si rapporti al mondo sempre in una chiave figurativa, si tocchino le corde dell’“immaginale”, dimensione naturalmente orgiastica, addensatrice d’anime.
La rivoluzione si fa con le rose rosse.
Si fa con il marmo bianco.

L’Estremocentroalto auspica un modello di stato basato sull’idea politica, la nostra idea politica, che prevede un massimo di libertà unita ad un massimo di responsabilità.
Un’idea ed una comunità sempre in bilico tra imperium e anarchia, un sentimento del mondo che non concepisce alcun ordine sociale al di fuori di un ordine lirico.
Una visione che rifiuta il grigiore burocratico della città-caserma tanto quanto l’attrazione morbosa per l’informe, per il deforme, per i maleducati dello spirito.
Un’idea politica che disprezza le cosche, le oligarchie, le caste, le sette e le lobby e che immagina, per ogni stato degno di questo nome, la partecipazione per base, la decisione per altezza e la selezione per profondità.
Sogniamo una massa ridivenuta popolo, una comunità autocosciente che partecipa consapevolmente al proprio destino.
Non è un programma.
E’ una promessa.

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