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I “distruttori di certezze” del XXI secolo tra terreni virtuali e territori reali.
Velocità, dinamismo, provocazione. Ma soprattutto negazione del passato e rottura continua col presente. Questi erano i comandamenti indicati da Filippo Tommaso Marinetti, drammaturgo, poeta e scrittore italiano, caposcuola e nume tutelare dell’Avanguardia futurista nata nel 1909 con lo storico Manifesto pubblicato sulla prima pagina del quotidiano parigino Le Figaro.
Anno 2005, un nuovo colpo d’acceleratore viene dato al movimento che sembrava, secondo alcuni, ristagnare nella contemplazione del proprio passato.
Anno 2009, “DOBBIAMO UCCIDERE IL FUTURISMO!” titolano i nuovi attivisti sul loro ultimo Manifesto e dichiarano: “Buttare nel secchio i nostri padri è un operazione igienica!”.
E anche la definizione Neo-Futuristi non sembra essere sufficientemente innovativa. Netfuturisti è l’aggettivo con cui preferiscono descriversi: la loro nuova modernità è nella rete che consente di condividere e diffondere con dinamismo e velocità le idee, rimanere costantemente collegati e coordinare le attività e le azioni da svolgere sul territorio.
Www.netfuturismo.it: la direzione di questo movimento, che considera l’arte il miglior mezzo per fare attivismo sociale, è quindi affidata ad un sito internet, che funge da punto di riferimento. Al suo interno gli attivisti dialogano fittamente attraverso i GSPPN (Gruppi di Sviluppo Permanente del Pensiero Netfuturista), un particolare forum appositamente inventato. Questo consente di avere, come lo definisce Antonio, uno degli amministratori e fondatori del sito, un “cervello collettivo” che permette di tenere costantemente aggiornata tutta la comunità.
Oltre il cervello c’è, però, un corpo ben definito che opera sul territorio e cerca di scuotere presentisti e passatisti del mondo reale. Una serie di Circoli e di Associazioni Culturali si coordinano tramite la rete per organizzare attività futuriste: esposizioni, istallazioni temporanee e non, eventi teatrali, musicali, di rumorismo e poesia. Attirare l’attenzione sconvolgendo gli spettatori è il metodo che usano per comunicare il messaggio. Tra di loro spesso compaiono, più o meno dichiaratamente, anche sezioni di Casapound Italia, che pur mantenendo una connotazione molto politicizzata, si sforzano di collaborare nell’impegno culturale.
L’Agro Pontino è il territorio a cui i Netfuturisti sembrano essere più legati. Qui il background culturale è segnato dall’assenza di radici antiche e dall’impronta fascista lasciata nei borghi di nuova fondazione: i simboli del Ventennio, monumentalizzati nell’architettura Razionalista, sono molti e connotano anche l’urbanistica. Per questo espressioni sociali e culturali di quello stesso periodo trovano terreno fertile nel tessuto di nuove e vecchie generazioni. Non sorprende, quindi, che Latina ospiti una sezione di Casapound molto attiva politicamente ma neanche che il territorio della sua Provincia sia stato luogo della maggior parte dei più importanti eventi organizzati dai Netfuturisti. Tra Anzio e Nettuno, per esempio, una rassegna d’arte Contemporanea, intitolata Satelliti, si è svolta come mostra collettiva di trenta autori locali e si è protratta per tutto il mese di settembre 2009. A Sabaudia il 20 febbraio dello stesso anno, nei locali del Museo Civico Emilio Greco, si è tenuta, per il centenario della pubblicazione del primo Manifesto futurista, una performance dal titolo Rigenerazione Futurismo/sta, composta dall’unione di video, concerti e testi. A Latina, sempre per lo stesso anniversario, c’è stata la mostra fotografica L’Obbiettivo Futurista: fotodinamismo e fotografia. Organizzata nel Circolo Cittadino, è stata accompagnata dalla presentazione di un libro dedicato a Marinetti, dalla proclamazione di aeroepoesie con intermezzi di aerodanza e da una conferenza sul nuovo abbigliamento futurista. ‹‹L’evento era progettato per essere itinerante tra Reggio Calabria, Cagliari e Brescia ma anche la città di Latina ha voluto fortemente ospitarlo›› spiega Massimiliano Vittori, curatore del catalogo della mostra.
I Netfuturisti non si sono, però, inseriti solo in zone naturalmente favorevoli ma anche in territori meno sensibili alle loro ideologie. A Roma, per esempio, non si limitano a sfruttare per i loro eventi la monumentale cornice razionalista del quartiere Eur ma cercano di penetrare anche le borgate storicamente legate alla politica e alla cultura di Sinistra: provocazione e rottura con passato e presente in perfetto stile marinettiano. Si può trovare, così, un circolo futurista, nodo importante per la direzione degli eventi sul territorio di Roma, in un quartiere come quello di Casal Bertone che, posto nel Municipio V, iniziò ad essere densamente popolato solo dal 1926 con l’approvazione del Piano regolatore di Edomondo Sanjust Teulada. Questo prevedeva la costruzione di numerosi edifici popolari da assegnare alle famiglie degli operai che lavoravano nella vicina stazione Tiburtina. Conferma di un background culturale legato al Comunismo è anche la presenza di un centro sociale, chiamato Strike e frequentato da giovani di estrema Sinistra, e di un circolo di forte impronta Socialista, detto MPC (Magazzini Popolari Casal Bertone), che occupa i vecchi locali di stoccaggio dei viveri distribuiti ai più poveri dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Gli attivisti del Circolo Futurista Casal Bertone si propongono di far filtrare un movimento d’avanguardia che, attraverso l’arte, possa dare una scossa alla coscienza di un quartiere che, secondo loro, sembra ristagnare nella contemplazione del suo passato. ‹‹Siamo dei distruttori di certezze›› afferma Mauro Antonini, fondatore e presidente del Circolo. Così, partendo dall’assioma futurista, che implica che l’arte non sia solo un semplice esercizio stilistico ma preveda sempre un impegno sociale, nel circolo si organizzano diversi eventi culturali come mostre fotografiche e istallazioni d’arte plastica e pittorica, concerti di musica e rumorismo, presentazioni di libri e conferenze. Tra gli eventi più recenti spiccano una conferenza sul cantante Rino Gaetano – Rino Gaetano. Una voce fuori dal coro – e una rassegna poetica, pittorica e teatrale, intitolata Futurardita. Donne, Azione, Futurismo, a cui ha partecipato, tra le altre, anche Francesca Barbi Marinetti, nipote del fondatore del Movimento. Particolarmente attivi sono, all’interno del circolo, il gruppo Giovani Poeti d’Azione e quello del Teatro Non Conforme Filppo Tommaso Marinetti. Edoardo Sylos Labini, attore e regista teatrale, famoso anche per aver interpretato il primo ruolo gay in una soap opera italiana, fa parte di quest’ultimo. Spiega che il tipo di performance a cui è più legato è quello fatto nei vagoni dei treni. ‹‹Sono simbolici dell’Avanguardia del secolo scorso e l’improvvisazione teatrale a sorpresa tra gente ignara, magari parlando di argomenti scottanti, produce uno sconvolgimento molto futurista››. Tra i Giovani Poeti il più rappresentativo è Alessandro d’Agostino. Parla volentieri dell’attività del suo gruppo e delle collaborazioni con il circolo di Casal Bertone ma fa notare che gli eventi migliori sono stati quelli nell’Agro Pontino. Ricorda con orgoglio quello del 2007 ad Aprilia, fatto per protestare contro l’edificazione di una centrale elettrica a gas in località Campo di Carne: Poesie vomitate contro la Turbogas era il titolo provocatorio. ‹‹Dovevamo prendere poesie d’autore e masticarle per poi vomitarle in una vasca in cui c’erano dei liquidi colorati. Dovevamo poi ripescarle e leggerle urlando››. La protesta ha avuto successo e sicuramente ha ottenuto l’esito sperato: ha creato un dibattito che ancora ostacola la costruzione della centrale.
Il quartiere di Casal Bertone, ha accolto bene il circolo futurista, come sostiene Fabrizio, 28 anni, segretario del gruppo, spiega come l’appartenenza a Casapound non debba essere negata poiché il circolo è nato come distaccamento della sezione centrale di via Napoleone III. ‹‹Siamo i raggi di sole di Casapound›› afferma. ‹‹Ma siamo solo l’espressione artistica di quella realtà politica, non ci interessa fare attivismo in altro modo››. A lui fa eco Mauro, il presidente, che di anni ne ha 31 e mostra fiero i suoi tatuaggi: racconta di come sin da bambino sia stato sempre interessato all’arte e abbia trovato nel Futurismo l’espressione che più lo soddisfaceva. ‹‹Ho capito che l’arte deve prevedere impegno sociale e democratizzazione totale››. Per questo da quando, tramite Casapound, ha avuto la possibilità di aprire un circolo, cerca di fare il possibile perché la cultura sia l’unica forma di attivismo del circolo, senza che questo diventi, però, un salotto di borghesi e intellettuali. Dicono di non essere dei sostenitori della dittatura Fascista ma di Mussolini come leader del Socialismo Rivoluzionario e quindi del periodo precedente il ventennio fascista, quello del quale il Futurismo fu, appunto, la massima espressione culturale››.
Chissà quanti riescono a vederli con questa luce, intanto il seme è stato gettato e Giulia, frequentatrice del circolo, fa notare: ‹‹Quando la gente del quartiere comprenderà che la nostra attività è legata solo all’avanguardia artistica, si aprirà molto di più alle nostre iniziative. Già da un paio di anni ci accettano con tranquillità e sono certa che c’è da essere fiduciosi››.
Il suo sorriso radioso sembra la conferma dell’ottimismo con cui i nuovi futuristi procedono: veloci, dinamici, provocatori. Oltrepassando le loro radici e cercando di superare il futuro stesso.
RiTORNO AL FUTURISMO
Tra razionalismo architettonico e avanguardie artistiche: la via Pontina non dimentica la sua storia.
Dall’EUR fino a Sabaudia, passando per Latina, Pontinia e Aprilia, un tour ci riporta sui quei luoghi costruiti dalla storia e lontani dai circuiti turistici, per riscoprire un territorio ricco di suggestioni e di un passato che è sempre attuale.
“Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! poichè abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.” Così strillavano a gran voce i Futuristi nel 1909. Nel 2010, ad un anno dal centenario della pubblicazione del Manifesto di Filippo Tommaso Marinetti, bisogna riconoscere che avevano ragione.
Il futurismo non è morto ma anzi, vivo e più che mai attivo, viaggia sui binari di un territorio accomunato dalla sua stessa storia: la via Pontina, la statale 148 che dall’EUR si snoda fino a Terracina, dipanandosi tra le terre sottratte da Mussolini all’impaludamento secolare.
Dagli anni ’30 ad oggi l’agro pontino ha stravolto la sua conformazione ed è diventato fiore all’occhiello della potenza della volontà fascista. L’uomo ha vinto la natura e ne ha relegato una parte nel meraviglioso “Parco Nazionale del Circeo”, che oggi raccoglie scampoli di quello che c’era prima della bonifica. Le sue città sono anch’esse simboli viventi della fermezza antropica, gioielli di quell’architettura razionalista che, partendo proprio dal futurismo, si è poi sviluppata in Italia negli anni venti e trenta del secolo passato.
Latina, Sabaudia, Pomezia, Pontinia, Aprilia, le città di nuova fondazione che raccolsero gli immigrati friulani, veneti ed emiliani attirati dalla prospettiva di nuove terre e lavoro, oggi mantengono, seppur impolverate dal tempo, le loro strutture modulari e coerenti e le loro atmosfere dechirichiane, fonte d’ispirazione, ieri come oggi, di artisti di ogni genere.
Da Pasolini a Pennacchi, da Fellini a Sorrentino, sono tanti quelli che si sono fatti influenzare dal “Neoclassicismo semplificato” di architetti del calibro di Luigi Piccinato, Oriolo Frezzotti, Adalberto Libera e tanti altri. Un Monumentalismo teso a ridefinire le città in un ideale collegamento con la “romanità” passata che riemerge a tratti nelle planimetrie simmetriche e bloccate, nei volumi chiusi, nei ritmici porticati, e soprattutto nel susseguirsi continuo di colonne e archi.
La via Pontina è costellata da queste opere, dal marmo e travertino degli edifici massicci e squadrati dell’EUR fino a Sabaudia, “città in stile razionale che non parla alla ragione, bensì all’immaginazione”, come amava definirla Moravia.
È proprio su questo scenario che operano gli eredi del testamento di Marinetti. Infatti immaginereste mai di imbattervi in una performance futurista dei “Poeti d’azione” su un treno che da Roma vi porta a Priverno? O di poter gustare, nella piazza di Sabaudia un Antipasto intuitivo, un’ areovivanda o un carneplastico?
Il futurismo oggi è anche questo. È la possibilità di gridare a gran voce il Manifesto dai promontori del Circeo, o di allestire istallazioni artistiche nel rifugio antiaereo che Mussolini fece costruire per se stesso sotto il palazzo degli Uffici, nel cuore dell’ EUR,dove nasce la via Pontina.
È il riappropriarsi di un territorio che, abbandonato in mezzo ad un immenso boom edilizio selvaggio, non vuole perdere la sua identità, la sua peculiare storia e il suo patrimonio culturale.
Un Futurismo lontano da quello che immaginate fermo sui manuali scolastici, non un’avanguardia da studiare, ma da vivere; che ripropone lati del movimento semisconosciuti, quali appunto la gastronomia. Pochi infatti sanno che nel tardo periodo degli anni Trenta, lontano dal primo Manifesto che rese celebre Marinetti, egli stesso in collaborazione con Fillìa (pseudonimo di Luigi Colombo) scrisse Il manifesto della cucina futurista nel 1930 e La cucina futurista nel 1932, preceduta quest’ultima da un preambolo in cui si afferma che l’umanità si deve alimentare con “nuovissime vivande in cui l’esperienza, l’intelligenza e la fantasia sostituiscano economicamente la quantità, la banalità, la ripetizione”, insomma una cucina originale, artistica e provocatoria. Una cucina che non è rimasta ferma sulla carta, ma che grazie alla collaborazione del Circolo Futurista e ai NET.futuristi che operano a Latina e provincia, può essere fruita da tutti.
I futuristi di oggi si sono collocati negli spazi che più gli sono cari, come i treni, simboli della velocità del progresso che non può arrestarsi davanti a niente, sempre in perenne mutamento, agile e mobile in ogni sua parte. I binari, le carrozze e le locomotive dei vecchi interregionali diventano scenari di interventi artistici che cercano di trasformare il teatro convenzionale in “in teatro dello stupore, del record e della fisico follia” come propugnava Marinetti.
L’agro pontino è oggi una realtà che offre scenari visionari e innovativi, un luogo che riesce ad accomunare la bellezza naturale e intatta del Circeo con le linee ortogonali viarie di Latina, senza far dimenticare al visitatore la bellezza amara delle sue contraddizioni; riesce a far viaggiare nel tempo, oltre che nello spazio. Da Enea ad Ulisse irretito da Circe , dagli immigrati di ieri a quelli odierni, dalle marce fasciste a quelle di protesta per le fabbriche che chiudono i battenti, dallo sbarco degli alleati alle tante imbarcazioni di gitanti marittimi che oggi ingombrano i litorali della zona, dal passeggiare nostalgico di Moravia al dinamismo Futurista
Movimento”Giovani Poeti d’Azione”
Fondati nel 1994 da Alessandro d’Agostino, i “Giovani Poeti d’Azione” si definiscono “l’unica avanguardia esistente in Italia”, intendendo per questa una avanguardia che sia ideologica, e lo sia in modo dichiarato, operando in linea con una visione della realtà e delle cose che è data a priori almeno come guida o metodo da seguire. Essa rifiuta di essere collocata nel territorio separato e specializzato dell’arte, e opera in un campo d’azione più vasto. Tale territorio è l’ambito della realtà nel suo insieme.
I poeti d’azione rifiutano il concetto dell’arte per l’arte, e ne sottolineano l’importante ruolo sociale. Il poeta deve essere la “coscienza della comunità” e tirarsi fuori sia dall’angusto mondo autoreferenziale dei salotti letterari, sia dai legami con i partiti politici tradizionali.
Come i bardi medievali, i poeti d’azione vogliono essere coloro che sanno tramandare oralmente la storia di un popolo e veicolarne la grandezza e i valori intrinseci.
Proprio per questo si sono resi protagonisti di atti provocatori e di grande impatto, come la consegna di una bara a Maria Luisa Spaziani e agli esponenti del centro internazionale Eugenio Montale in occasione del Convegno “L’editoria di poesia: chi pubblica, perché pubblica, che cosa pubblica”. I poeti d’azione manifestavano per “La morte della Poesia”, ormai patrimonio inutilizzabile nelle mani di pochi e noti letterati.
Il loro impegno però non dimentica il sociale, come nel 2007, quando ad Aprilia hanno partecipato alla protesta contro l’apertura della Turbogas da parte della Sorgenia, con le loro “Poesie vomitate”, gesto simbolico come forma di rivalutazione della parola sottoposta al contagio.
CESAR: CENTRO STUDI ARCHITETTURA RAZIONALISTA
La Fondazione CESAR, istituita nel 2005 dall’EUR spa, ha il compito di promuovere laconoscenza, la salvaguardia e la valorizzazione non solo del proprio patrimonio, ma ditutta quella che viene individuata come “architettura razionalista” presente a Roma e nelLazio.
La Fondazione non ha fini di lucro né svolge attività commerciale e si proponeesclusivamente la finalità istituzionale di sensibilizzare l’interesse pubblico del quartiere Eur, del Foro Italico e della Città Universitaria di Roma, ma anche di tutta quella che viene individuata in Italia e all’Estero come “architettura razionalista”, ricompresa a pieno titolo nell’ambito dell’“architettura tradizionale” in genere.
Essa ha il compito di valorizzare, attraverso strumenti e modalità proprie di un soggettoprivato che si interfaccia principalmente con la struttura pubblica, un importante patrimonio immobiliare che presenta le seguenti specificità:
• Alta valenza architettonica e storico-artistica
• Inserito nel tessuto sociale, politico e istituzionale delle città
• Fruibile non solo dai proprietari, ma da tutta la collettività
Letture consigliate:
Antonio Pennacchi: “Canale Mussolini”
Antonio Pennacchi è senza dubbio il più illustre cantore dell’Agro Pontino. Noto al pubblico per successi quali “ Fascio e Martello. Viaggio nelle città del duce” e il pluripremiato “ Il Fasciocomunista”, da cui è stato tratto il fortunato film di Luchetti “Mio Fratello è figlio unico”, è oggi il vincitore della 64° edizione del Premio Strega con il suo ultimo romanzo “Canale Mussolini”, nel quale tratta ancora una volta le problematiche storiche legate al suo territorio d’origine.
“Canale Mussolini” affronta il tema della migrazione veneta nei territori pontini durante la maestosa opera di bonifica compiuta sotto il fascismo. È un romanzo, come gli altri, fortemente autobiografico, che ripercorre la storia di una famiglia di contadini poverissimi che dalla provincia di Rovigo decide di emigrare verso quei territori che, come un miraggio, offrivano lavoro e terra in cambio di sudore e fatica.
La travagliata storia dell’agro pontino è, come sempre in Pennacchi, lo sfondo per una delicata e intensa saga familiare, che a tratti ricorda quella dei braccianti di Steinbeck in “Furore”, ma che rievoca il passato controverso ed epico dell’Italia.
